Articolo LaRegione Ticino del 18.01.2010:Cita:
Tutto il traffico (e i radar) minuto per minuto
È arrivato sul telefono di Apple un programma ticinese per informarvi sulle strade del cantone
Prima, giro la chiave, parto, seconda terza quarta, terza prima, fermo. C’è stato un incidente... e non ho guardato la situazione del traffico prima di partire. E sì che sono molti gli aggeggi utili a evitare queste noie da automobilista, dalla radio al navigatore-tuttofare che calcola pure quanto tempo staremo fermi, in colonna ad aspettare.
Da poco a questi si è aggiunta un’applicazione per iPhone, il telefonino di Apple, creata in Ticino per il Ticino e si chiama appunto Radar Ticino. Una ‘app’, gratuita e disponibile sul negozio online iTunes da qualche giorno, che è una sorta di bacheca in aggiornamento costante alla quale ogni automobilista può affiggere la propria segnalazione e condividerla così con la comunità di utenti. «Per capire, è come se fosse una mailing list, una lista di indirizzi o numeri di telefono ai quali viene inviata ogni novità pubblicata da altri sullo stato delle strade nel nostro cantone», spiega alla ‘Regione Ticino’ Alessandro Ruggeri, lo sviluppatore che con la collega Guendalina Fazioli ha scritto questo programma. Una bozza esisteva già, e permetteva di visualizzare la bacheca di freeinforadar.ch, il sito internet che raccoglie le segnalazioni degli automobilisti riguardanti lo stato del traffico, i controlli della polizia, gli incidenti e la presenza di appostamenti radar. Ma è con l’avvento della tecnologia Push (vedi box) che il servizio ha acquistato valore. I due ticinesi, dipendenti di Ticinocom – che mette a disposizione i server con tecnologia Push – hanno pensato bene di sfruttare questo sistema per recapitare le notizie sul traffico direttamente sugli iPhone che hanno installato Radar Ticino.
Un’implementazione non da poco, alla quale si è aggiunta una funzione di segnalazione veloce che in due passaggi pemette di spedire un messaggio alla bacheca e fare un favore ai conducenti che seguiranno. E non sono pochi, nel giro di qualche giorno infatti il tam tam della rete ha fatto sì che fossero oltre tremila gli automobilisti muniti di melafonino che hanno scaricato l’applicazione. «Di conseguenza abbiamo visto che anche le segnalazioni ricevute dal sito internet sono aumentate – ci fa notare Guendalina –, questo permette chiaramente di offrire un servizio migliore. Non c’è comunque nessuna garanzia che ad esempio tutti i radar o i rallentamenti vengano segnalati. Sta tutto nelle mani della comunità di utilizzatori». Nulla di fantascientifico, nessun gingillo laser, solo e soltanto la voglia di collaborare per circolare tutti più tranquilli. Anche per questo c’è una precisazione sui contenuti: ad esempio i controlli armati della polizia (come in caso di rapine) non devono essere segnalati.
Radar Ticino è un applicazione gratuita, Alessandro e Guendalina ci hanno messo del tempo e non ci guadagnano nulla, «ci basta la soddisfazione del fatto che funzioni e aiuti gli automobilisti ticinesi, e poi il ringraziamento di chi, reso più attento ai limiti, ha salvato qualche franco».
Articolo LaRegione Ticino del 19.01.2010:Cita:
L’inforadar serve a chi vuole sgarrare’
Per Alvaro Franchini (Polizia stradale) la segnalazione dei controlli è diseducativa: ‘Basta rispettare i limiti’
Inforadar? C’è poco da discutere. «Chi guarda i cartelli e rispetta le regole, non ha mai problemi». Chi invece utilizza sistemi tecnologici per conoscere la posizione dei controlli di velocità e dei blocchi di polizia «in genere vuole solo fare il furbo». A parlare è Alvaro Franchini, aiutante dei Reparti del traffico della Polizia cantonale. Poche settimane fa è stata lanciata un’applicazione per iPhone targata “Ti” che consente agli utenti di scambiarsi informazioni in tempo reale sullo stato del traffico e sulle verifiche della Polizia stradale a sud delle Alpi (vedi laRegione di ieri).
Si tratta di un servizio che di per sé non è proibito dalla legge, ma che – come gli altri già da tempo in uso sul territorio nazionale – potrebbe trasformarsi in un vero grattacapo per la polizia. «Un malintenzionato può fare uso di queste informazioni per evitare i posti di blocco e per far perdere le proprie tracce – commenta Franchini –. Peggio ancora: se preso in trappola, potrebbe prepararsi a dovere prima di tentare di forzarne il controllo. Prima o poi ci scappa un conflitto a fuoco...».
Proprio per evitare di intralciare la ricerca dei criminali, gli stessi creatori del servizio chiedono esplicitamente ai propri utenti di “non segnalare mai controlli di persona, armati o militari”. Tutto a posto dunque? Non proprio, secondo l’aiutante della Polcantonale. Intanto perché «tutti i posti di blocco sono armati: i nostri agenti vengono addestrati ad aspettarsi sempre il peggio e ad adattare solo in seguito il loro comportamento alla situazione». E poi perché «le informazioni fornite attraverso questi sistemi permettono di eludere i nostri controlli». Il che, di per sé, basterebbe a farne un servizio fuorilegge. Questo se non fosse che è estremamente difficile dimostrare che vengano poi davvero utilizzati per schivare i blocchi. Unici apparecchi sicuramente vietati in Svizzera sono i rilevatori attivi di radar (capaci di segnalarne la presenza intercettando le onde da essi emesse) e i Gps che indicano al guidatore quando si sta per transitare davanti ad un controllo di polizia. Il resto è zona grigia, in bilico tra legale e illegale. «Il vero problema sta nel provare che un apparecchio venga utilizzato impropriamente – rileva il capo dell’Ufficio giuridico di Camorino Michele Isolini –. Di per sé nulla impedisce di circolare con un Gps in auto o un iPhone in tasca, dal momento che si tratta di oggetti il cui scopo primario non ha nulla a che vedere con il rilevamento dei controlli di velocità o di quelli di polizia». E, infatti, sino ad ora nessuno è stato sanzionato per essere stato pizzicato con un Gps “anti-radar”, precisa il capoufficio.
Secondo Isolini si pone però la questione etica: «Le regole della circolazione vanno rispettate sempre e comunque. Non è certo attraverso questi apparecchi che si sensibilizza la popolazione a farlo. Bisogna attenersi ai limiti, e non rispettarli unicamente quando un apparecchio ci segnala che vi è il rischio di essere sanzionati». Per essere efficaci, i controlli di polizia devono essere necessariamente a sorpresa. Solo in questo modo l’automobilista non sarà mai troppo sicuro di poter sgarrare senza essere pizzicato. «È dimostrato che non è la severità delle pene, ma la certezza di essere sanzionati, a far rispettare la legge» commenta Isolini, il quale precisa poi che «la repressione deve comunque andare di pari passo con l’educazione e la prevenzione».
Educazione. Già... «Segnalando i controlli, si fa passare il messaggio che è possibile farsi un baffo della legge stradale e dei controlli di polizia semplicemente attrezzandosi», afferma dal canto suo Alvaro Franchini, il quale aggiunge: «Tutti possono sbagliare e c’è sicuramente tanta gente che commette delle infrazioni in buona fede». Ciò non toglie che le sanzioni debbano scattare anche in quei casi, incalza il sottufficiale della PolTi. «Il Ticino e la Svizzera non devono diventare degli stati di polizia. Chi crede lo siano già, dovrebbe andare a vedere cosa succede altrove».
E allora perché dire no alle segnalazioni? «Perché alla fine è sempre il solito automobilista tapino, colui che non mastica le ultime tecnologie, a vedersi comminata la multa. I furbi, invece, non vengono pizzicati».